Nell’immaginario collettivo, l’azzardo è associato al gioco. In realtà, è una dimensione che pervade ogni aspetto dell’esistenza: lo spazio liminale fra rischio e potenziale ricompensa.
Se pensiamo all’azzardo non possiamo limitarci a carte, gettoni e tavoli verdi. Lo ritroviamo infatti nelle scelte dell’uomo di adattarsi a climi estremi, di vivere in situazioni rischiose e di bluffare nella vita. Non stupisce quindi che l’essere umano lo abbia trasformato in un gioco che poi si è introdotto nelle narrazioni che il cinema ci restituisce con la sua potenza visiva.
Il rischio quotidiano: vivere ai piedi dei vulcani
Uno degli esempi più emblematici di “sfida con l’imprevisto” è quello delle comunità che, nel corso dei secoli, hanno scelto di vivere ai piedi dei vulcani. Dalle pendici dell’Etna fino a Napoli, con il Vesuvio che domina l’orizzonte, intere popolazioni hanno deciso di convivere con la minaccia di un’eruzione capace di cancellare in un istante ciò che avevano costruito.
Ma perché rischiare tanto? La risposta è semplice: per non morire di fame. Il terreno vulcanico, infatti, è tra i più fertili al mondo e garantisce raccolti abbondanti e stabili. In passato, vivere vicino a un vulcano significava accettare un pericolo costante in cambio della certezza di un sostentamento sicuro. Certo, le comunità non ignoravano il rischio - e la tragedia di Pompei lo testimonia - ma le probabilità di un’eruzione erano relativamente basse. Così, allora come oggi, intere città continuano a svilupparsi ai piedi di vulcani attivi.
Oggi la scienza ci permette di monitorare l’attività vulcanica e di ridurre i rischi, anche se non di azzerarli. La natura resta imprevedibile e inarrestabile: nel 2024, ad esempio, l’Etna costrinse alla sospensione di tutti i voli da e per Catania. E prima o poi arriverà il “Big One”, il terremoto che potrebbe separare definitivamente la California dal resto degli USA; così come un giorno i Campi Flegrei – che già oggi fanno tremare periodicamente la terra – potrebbero esplodere. L’uomo, però, è una creatura che vive di azzardo: conosce il pericolo, ma sceglie di correre il rischio per ottenere qualcosa di migliore.
Il riflesso sullo schermo: poker e cinema
L’azzardo è affascinante e quindi lo abbiamo trasformato in un gioco ricco di tensione e colpi di scena che il cinema continua a raccontare. Le scene di poker, con i loro silenzi, i bluff e gli sguardi che tradiscono emozioni, sono forse l’esempio più chiaro di come l’azzardo sia stato narrato come metafora della vita. Niente tiene lo spettatore col fiato sospeso come una scena in cui il montepremi, o spesso e volentieri la vita, del protagonista dipende da una carta ribaltata.
Non a caso si possono fare interi film sul poker e promettere allo spettatore intrattenimento. Ogni storia, per essere tale, necessita di conflitto narrativo e il gioco d’azzardo ne offre in abbondanza. Il poker, come la convivenza con un vulcano, racconta la volontà umana di guardare il rischio negli occhi senza tirarsi indietro, poiché, volenti o nolenti, è parte integrante della propria esistenza.
Un linguaggio universale
Le sfumature dell’azzardo ci accompagnano in ogni ambito: dalla scelta di dove vivere alla mano che decide una partita. Per questo ci affascina tanto guardarlo sullo schermo o studiarlo nella natura: perché ci parla direttamente, ricordandoci che la vita stessa è una continua scommessa.
E forse, proprio come chi costruisce la propria casa vicino a un vulcano o chi al cinema osserva un personaggio puntare tutto su una carta, siamo attratti dall’azzardo perché ci ricorda che vivere significa accettare il rischio, abbracciare il mistero e trovare senso nell’attesa dell’imprevedibile.
















